“Morte a Venezia” di Visconti, il film che incantò il mondo. Lo hai rivisto di recente?
Nel 1971, Luchino Visconti portò sul grande schermo “Morte a Venezia”, tratto dal romanzo di Thomas Mann. Scopri perché questo film è ancora un capolavoro senza tempo

Nel 1971, Luchino Visconti regalò al mondo una delle opere più intense e poetiche della storia del cinema: “Morte a Venezia”, tratto dall’omonimo romanzo di Thomas Mann. Il film non è solo una trasposizione cinematografica, ma un’esperienza visiva ed emotiva che esplora temi come la bellezza, l’arte, la decadenza e l’amore impossibile. Con la sua atmosfera malinconica e le sue immagini indimenticabili, il film conquistò il pubblico e la critica, diventando un classico senza tempo.
La trama: un viaggio tra bellezza e struggimento
“Morte a Venezia” racconta la storia di Gustav von Aschenbach, un compositore interpretato da Dirk Bogarde, che si reca a Venezia per riposarsi e trovare ispirazione. Nella città lagunare, Aschenbach si innamora perdutamente della bellezza di Tadzio, un giovane ragazzo interpretato da Björn Andrésen. Questo amore platonico e impossibile diventa una metafora della lotta tra l’arte e la vita, tra la perfezione e la caducità. La pellicola è un viaggio emozionale che lascia senza fiato, accompagnato dalla colonna sonora di Gustav Mahler, che amplifica l’atmosfera tragica e sublime.
Curiosità che forse non sai su “Morte a Venezia”
Björn Andrésen, il giovane attore che interpretò Tadzio, aveva solo 15 anni durante le riprese. La sua bellezza androgina e il suo sguardo magnetico lo resero un’icona, ma la fama improvvisa ebbe un impatto profondo sulla sua vita.
Luchino Visconti scelse Venezia non solo per la sua bellezza, ma per il suo simbolismo. La città, con i suoi palazzi decadenti e le sue acque stagnanti, rappresenta perfettamente i temi del film: la decadenza, la morte e la fugacità della bellezza.
Il film fu nominato per numerosi premi, tra cui il BAFTA e il Golden Globe, e vinse il Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes.