Il dettaglio nascosto dietro le tensioni esplosive in Alto Adige negli anni 60 e 70
Negli anni ’60 e ’70, gli attentati in Trentino-Alto Adige segnarono il punto più alto delle tensioni tra Italia e minoranza tedesca. Scopri la storia e il dettaglio sorprendente dietro questi eventi.

Gli anni ’60 e ’70 furono un periodo cruciale per l’Alto Adige. Gli attentati perpetrati dai gruppi separatisti sudtirolesi colpirono infrastrutture e simboli dello Stato italiano, segnando il culmine di una lunga battaglia politica e culturale tra la minoranza tedesca e l’Italia.
La causa delle tensioni
Le radici del conflitto affondano nella storia. Dopo la Prima Guerra Mondiale, l’Alto Adige fu annesso all’Italia, ma la popolazione di lingua tedesca si trovò spesso emarginata. La politica di italianizzazione del periodo fascista esasperò ulteriormente le tensioni, portando molti sudtirolesi a chiedere maggiore autonomia o l’annessione all’Austria.
Gli attentati di Trento e Alto Adige
Tra i più noti episodi di violenza ci furono gli attentati dinamitardi contro tralicci e stazioni ferroviarie. Questi atti non causarono spesso vittime, ma avevano l’obiettivo di attirare l’attenzione internazionale sulla questione sudtirolese. Il gruppo BAS (Befreiungsausschuss Südtirol) divenne il simbolo di questa resistenza.
La risposta italiana
Il governo italiano reagì con operazioni di polizia e misure di sicurezza, ma anche con un processo di negoziazione che portò nel 1972 all’approvazione di uno statuto speciale per la regione. Questo accordo garantì maggiore autonomia all’Alto Adige, favorendo la convivenza tra le due comunità.
Curiosità: un dettaglio nei volantini
Forse non tutti sanno che molti dei volantini distribuiti dai gruppi sudtirolesi erano scritti sia in tedesco che in italiano. Questo paradosso linguistico rifletteva la complessità del conflitto, in cui anche la comunicazione era uno strumento per rivendicare identità e diritti.