Il Gioco dell’Oca: quando bastava un dado per essere felici

Il Gioco dell’Oca: un classico intramontabile che ha unito generazioni tra dadi, pedine e pomeriggi passati sul pavimento di casa.

20 gennaio 2026 10:45
Il Gioco dell’Oca: quando bastava un dado per essere felici -
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Un gioco semplice che metteva tutti d’accordo

Chi è cresciuto tra gli anni ’60, ’70, ’80 e ’90 lo riconosce al primo sguardo: il Gioco dell’Oca, con il suo tabellone colorato, le caselle numerate e quel percorso a spirale che sembrava infinito. Non servivano batterie, schermi o istruzioni complicate. Bastavano un dado, qualche pedina improvvisata e la voglia di stare insieme.
Era il gioco che si tirava fuori nei pomeriggi piovosi, durante le feste in famiglia o nelle sere d’estate, seduti per terra, con le ginocchia sbucciate e la voce di qualcuno che leggeva ad alta voce le regole.

Un rito fatto di attese e risate

Ogni partita era un piccolo viaggio. Si avanzava lentamente, si tornava indietro, si restava fermi “un giro”, si rideva quando qualcuno finiva nella casella sbagliata. Il bello era proprio lì: nell’attesa, nella suspense di un tiro di dado, nella gioia semplice di arrivare un passo più avanti degli altri.
Il Gioco dell’Oca insegnava senza saperlo la pazienza, l’accettazione delle regole e anche la delusione di una sconfitta. Ma soprattutto insegnava a condividere il tempo, qualcosa che oggi sembra sempre più raro.

Un ricordo che profuma di infanzia

Rivedere oggi quel tabellone significa tornare a un tempo in cui il divertimento era fatto di presenza reale, di sguardi, di voci sovrapposte, di discussioni su chi avesse davvero vinto. Non importava il risultato finale: contava il momento.
Il Gioco dell’Oca non era solo un gioco, ma un pretesto per stare insieme, per ridere, per creare ricordi che oggi riaffiorano con una forza sorprendente. Un simbolo di un’epoca più lenta, più semplice, forse più vera.

Una curiosità che non ricordi

Forse non tutti sanno che il Gioco dell’Oca è uno dei giochi da tavolo più antichi della storia. Le sue origini risalgono addirittura alla fine del XVI secolo, e una delle prime versioni moderne pare sia stata donata a Filippo II di Spagna come passatempo di corte.
La struttura a spirale non era casuale: rappresentava simbolicamente il percorso della vita, fatto di avanzamenti, ostacoli e imprevisti. Un’idea semplice ma potentissima, che ha attraversato secoli e confini, arrivando fino alle nostre case in versioni economiche, spesso consumate dall’uso.

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