Il libretto di lavoro: quando un libricino raccontava tutta una vita

Il libretto di lavoro: un piccolo documento che racchiudeva sacrifici, dignità e sogni di intere generazioni italiane.

30 gennaio 2026 10:00
Il libretto di lavoro: quando un libricino raccontava tutta una vita -
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Un oggetto semplice, dal peso enorme

C’era un tempo in cui bastava un libretto di carta per raccontare chi eri e che strada avevi fatto nella vita. Il libretto di lavoro non era solo un documento: era una sorta di diario silenzioso, capace di custodire anni di sacrifici, cambi di mestiere, speranze e dignità.
Lo si teneva con cura, spesso avvolto in una busta o nascosto in un cassetto, perché rappresentava qualcosa di prezioso. Ogni timbro, ogni firma, ogni data scritta sopra aveva un valore concreto. Era la prova che avevi lavorato, che avevi dato il tuo contributo, che avevi fatto la tua parte.

Il simbolo di una generazione che non si lamentava

Per chi è cresciuto tra gli anni ’60, ’70 e ’80, il libretto di lavoro era quasi sacro. I padri lo mostravano con orgoglio, le madri lo rispettavano come si fa con le cose importanti. Non raccontava solo un impiego, ma un modo di vivere il lavoro: fatto di puntualità, rispetto e fatica quotidiana.
Era il tempo in cui non si cambiava lavoro con leggerezza, in cui ogni assunzione era una conquista e ogni licenziamento una ferita. Quel libretto accompagnava le persone per decenni, passando di mano in mano, di ufficio in ufficio, diventando parte della loro identità.

Un ricordo che parla di dignità

Rivedere oggi un libretto di lavoro fa venire un nodo alla gola. Perché racconta un’Italia diversa, fatta di mani sporche, sveglie all’alba, autobus presi al buio e rientri a casa stanchi ma fieri.
È il simbolo di una generazione che non aveva molto, ma che sapeva il valore di ciò che conquistava. Un piccolo libricino che, senza clamore, custodiva la storia di una vita intera.

Una curiosità

Pochi ricordano che il libretto di lavoro fu abolito ufficialmente il 30 gennaio 2003, dopo essere stato introdotto già all’inizio del Novecento. Per quasi cent’anni è stato lo strumento principale per certificare la vita lavorativa di milioni di italiani.
Non esisteva contratto digitale, non esistevano banche dati online: se perdevi il libretto, perdevi la memoria del tuo lavoro. È per questo che molti lo conservano ancora oggi, ingiallito dal tempo, come un oggetto di valore affettivo più che burocratico.

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