Quei giochi di plastica colorata che hanno fatto compagnia a un’infanzia intera
Giochi semplici, rumorosi e colorati: piccoli oggetti di plastica che hanno segnato l’infanzia tra anni ’60, ’70 e ’80.
Oggetti semplici che oggi sembrano misteriosi
A guardarli oggi, sembrano quasi oggetti senza identità: plastica colorata, forme strane, palline che girano o tintinnano. Eppure questi piccoli giochi erano diffusissimi tra gli anni ’60, ’70 e primi ’80. Erano sonagli e giochi manuali per bambini, spesso regalati nei primi anni di vita, quando bastava poco per stimolare curiosità e immaginazione.
Non avevano un vero nome universale: si chiamavano semplicemente “giochini”, “sonagli”, “cosi per bambini”. E forse è proprio per questo che oggi in pochi li riconoscono subito.
Il rumore come parte del gioco
Una delle loro caratteristiche principali era il suono. Bastava muoverli, scuoterli o far girare le palline colorate all’interno per sentire quel rumore secco, leggero, ripetitivo. Un suono che riempiva le stanze di casa, i cortili, le cucine, mentre i grandi parlavano e i bambini giocavano sul pavimento.
Non c’erano batterie, schermi o istruzioni. C’era solo il gesto, la manualità, la scoperta. Quei giochi insegnavano a usare le mani, a coordinare i movimenti, a stupirsi delle piccole cose.
Una curiosità che pochi conoscono
Questi giochi nacquero soprattutto negli anni del boom della plastica, tra i ’50 e i ’70, quando il materiale veniva considerato moderno, sicuro ed economico. Molti venivano prodotti in Italia o in Europa dell’Est e distribuiti senza marchi famosi, spesso venduti nei mercati rionali o regalati come gadget.
Proprio perché non erano legati a grandi brand, non sono rimasti nella memoria collettiva con un nome preciso. Ma quasi tutti, vedendoli, provano la stessa sensazione: “Ce l’avevo anch’io”.
Ricordi di un’infanzia lenta e condivisa
Rivedere questi giochi oggi significa tornare a un tempo in cui l’infanzia era fatta di pavimenti freddi, pomeriggi lunghi e oggetti semplici. Erano giochi che passavano di mano in mano, tra fratelli, cugini, vicini di casa.
Non si rompevano facilmente, non passavano di moda, non avevano livelli da superare. Esistevano e basta. E forse è per questo che, anche se non sappiamo più come si chiamano, continuano a emozionarci.