Quando la pagella era scritta a mano: il ricordo di una scuola che non c’è più

La vecchia pagella scolastica scritta a mano racconta un’Italia fatta di voti, firme e timori. Un ricordo che emoziona ancora.

09 febbraio 2026 09:30
Quando la pagella era scritta a mano: il ricordo di una scuola che non c’è più -
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Un foglio che faceva tremare le mani

C’è stato un tempo in cui la pagella non era un file, un’email o un registro elettronico, ma un foglio vero, spesso ingiallito, compilato rigorosamente a mano. Bastava vederla per sentire lo stomaco chiudersi: piegata con cura nello zaino, tirata fuori solo a casa, davanti agli occhi attenti dei genitori.
Ogni riga raccontava qualcosa di noi: i voti in bella calligrafia, le materie una sotto l’altra, le annotazioni scritte con penna blu o nera. Era un documento che pesava più di mille parole, perché segnava un anno intero di impegno, errori, progressi e paure.

La scuola di una volta, tra rispetto e silenzio

Quelle pagelle parlano di una scuola diversa, più severa ma anche più essenziale. Le materie erano sempre le stesse, scandite con ordine: italiano, aritmetica, storia, geografia. Niente grafici colorati o giudizi digitali, solo numeri, firme e timbri ufficiali.
E poi c’era il voto di condotta, che spesso contava più di tutto il resto. Un giudizio che raccontava il comportamento, il rispetto delle regole, l’atteggiamento in classe. Perché allora la scuola non era solo istruzione, ma anche educazione e disciplina.

Un simbolo di un’Italia che correva più lenta

Rivedere oggi una pagella di quel tipo significa fare un salto indietro nel tempo. Tornare a un’Italia più lenta, dove l’anno scolastico aveva un inizio e una fine ben marcati, e dove quel foglio rappresentava un traguardo.
Era il riassunto di mesi trascorsi tra banchi di legno, quaderni a quadretti, grembiuli neri o blu. Un oggetto che oggi suscita nostalgia, ma che allora faceva b

Una curiosità che pochi ricordano

Un dettaglio sorprendente, oggi quasi dimenticato, è che fino agli anni Settanta molte pagelle riportavano giudizi scritti estesi, non solo voti numerici. Espressioni come “applicazione soddisfacente”, “scarso impegno”, “buona volontà” erano formule ufficiali, standardizzate dal Ministero.
Inoltre, la pagella doveva essere firmata dal padre o dal tutore, e non riconsegnarla firmata poteva comportare richiami seri. Era considerata un documento formale, quasi al pari di un atto amministrativo, e per questo veniva conservata con cura per anni.attere forte il cuore. Perché quella pagella non raccontava solo la scuola: raccontava chi eravamo.

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