I vecchi portamonete: quando bastavano poche lire per essere felici

Il ricordo nostalgico dei vecchi portamonete pieni di lire, simbolo di un’Italia semplice e ormai lontana.

26 maggio 2026 09:25
I vecchi portamonete: quando bastavano poche lire per essere felici -
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Quando le monete avevano un suono speciale

Guardare questo vecchio portamonete significa tornare immediatamente a un’Italia che oggi sembra lontanissima. Bastava aprirlo per sentire il rumore delle lire che tintinnavano, un suono che per intere generazioni ha accompagnato l’infanzia, le commissioni al negozio sotto casa e le prime piccole libertà. Non servivano carte, smartphone o pagamenti contactless: c’erano le monete, contate una a una con attenzione.

Quel piccolo portamonete di pelle o similpelle era presente ovunque: nelle tasche dei nonni, nelle borse delle mamme, nei grembiuli dei mercati rionali. E spesso custodiva molto più del denaro: custodiva abitudini, ricordi e pezzi di vita quotidiana.

Le lire, il gelato e le caramelle del pomeriggio

Con poche lire si potevano fare cose che oggi sembrano incredibili. Bastavano alcune monete per comprare un gelato, le figurine, una gassosa o un sacchetto di caramelle. I bambini conoscevano perfettamente il valore delle monete: 100 lire, 200 lire, 500 lire, ognuna aveva un peso e quasi una personalità diversa.

Aprire il portamonete davanti al bancone del bar o dell’alimentari era un rito. Si cercava la moneta giusta, si contavano i soldi lentamente e spesso il negoziante aspettava sorridendo. Era un mondo più lento, forse più semplice, dove anche un piccolo acquisto aveva un significato speciale.

Un oggetto semplice diventato simbolo di un’epoca

Oggi i portafogli sono pieni di tessere e carte, ma questi vecchi portamonete avevano qualcosa di unico. Erano pratici, resistenti e duravano anni, passando spesso da una generazione all’altra. Molti italiani ne conservano ancora uno in qualche cassetto, magari senza usarlo più, ma incapaci di buttarlo via.

Perché in fondo non rappresentano solo un oggetto: rappresentano un’Italia fatta di botteghe, mercati, cabine telefoniche e rapporti umani autentici. Un’Italia dove si usciva di casa con poche lire ma si tornava pieni di storie da raccontare.

Una curiosità che pochi ricordano davvero

Forse non tutti sanno che alcuni portamonete avevano una piccola molla interna o una struttura rigida pensata per dividere le monete per valore, facilitando i pagamenti veloci nei mercati e nei negozi. Erano diffusissimi soprattutto tra gli anni ’50 e ’80, quando l’uso quotidiano delle monete era molto più frequente rispetto a oggi.

E c’è un dettaglio che molti ricordano con nostalgia: il bordo consumato dal tempo, segno di anni passati in tasca, nelle mani e nella vita di chi lo utilizzava ogni giorno.

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