La caffettiera napoletana: il profumo di casa che non si dimentica

La caffettiera napoletana ha segnato un'epoca: un viaggio nostalgico tra il rito del caffè e i ricordi delle famiglie italiane.

13 luglio 2026 09:25
La caffettiera napoletana: il profumo di casa che non si dimentica -
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Il caffè aveva un rito tutto suo

Prima delle macchine a capsule e delle cialde, nelle case italiane c'era lei: la caffettiera napoletana, conosciuta semplicemente come cuccumella. Non bastava premere un pulsante per preparare il caffè: servivano pazienza, gesti precisi e il momento giusto per capovolgere la caffettiera. Era un piccolo rito quotidiano che scandiva le giornate di milioni di famiglie.

Il profumo del caffè iniziava a diffondersi lentamente per tutta la casa, richiamando tutti in cucina. Bastava sentirlo per capire che era arrivato il momento della colazione o della pausa pomeridiana. Quel profumo, ancora oggi, riesce a riportare alla mente nonni, genitori e tavole apparecchiate con semplicità, quando bastava una tazzina per fermarsi qualche minuto insieme.

Un oggetto immancabile nelle cucine italiane

Negli anni Sessanta, Settanta e anche Ottanta, la caffettiera napoletana era presente in moltissime case, soprattutto nel Sud Italia ma non solo. Realizzata quasi sempre in alluminio, era composta da due recipienti sovrapposti, un filtro centrale e un piccolo coperchio. Dopo aver portato l'acqua a ebollizione, si capovolgeva l'intera caffettiera, lasciando che l'acqua filtrasse lentamente attraverso il caffè macinato.

Era un gesto quasi automatico per chi lo aveva imparato fin da bambino osservando mamma o nonna. Ogni famiglia aveva i propri tempi e i propri piccoli segreti: chi lasciava il caffè riposare qualche minuto, chi aggiungeva un pizzico di zucchero direttamente nel filtro e chi sosteneva che il caffè fosse migliore solo se preparato sempre con la stessa caffettiera.

Più di un semplice utensile da cucina

Oggi la preparazione del caffè è diventata veloce e tecnologica, ma la caffettiera napoletana rappresentava qualcosa di molto più profondo. Era un simbolo della casa, della convivialità e della calma. Intorno a quel caffè si parlava della giornata, si commentavano le notizie del telegiornale, si accoglievano amici e parenti senza alcun bisogno di fissare un appuntamento.

Molti ricordano ancora il caratteristico rumore dell'acqua che iniziava a scendere dopo aver capovolto la caffettiera e l'attesa prima di versare il caffè nelle tazzine. Erano piccoli gesti quotidiani che oggi sembrano appartenere a un'altra epoca, ma che continuano a vivere nei ricordi di chi li ha vissuti.

Una curiosità che pochi conoscono

Forse non tutti sanno che la caffettiera napoletana è molto più antica della celebre moka Bialetti. Le sue origini risalgono infatti ai primi decenni dell'Ottocento e derivano da un modello francese chiamato cafetière Morize. La moka, inventata da Alfonso Bialetti nel 1933, contribuì progressivamente a sostituirla nelle case italiane grazie alla maggiore praticità.

Nonostante ciò, la cuccumella non è mai scomparsa del tutto. Ancora oggi viene utilizzata da molti appassionati, soprattutto a Napoli e in altre zone del Sud, convinti che il suo particolare sistema di estrazione riesca a regalare un caffè dal gusto più delicato e aromatico. Più che un semplice utensile, resta uno dei simboli più autentici della tradizione italiana e di un modo di vivere che profumava di famiglia e di casa.

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