La corda per saltare: il gioco semplice dei pomeriggi di una volta

La vecchia corda per saltare riporta ai cortili di un tempo, quando bastavano due manici di legno per vivere pomeriggi felici insieme.

17 luglio 2026 09:25
La corda per saltare: il gioco semplice dei pomeriggi di una volta -
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Quando per divertirsi bastavano una corda e un cortile

Prima dei videogiochi, degli smartphone e dei pomeriggi trascorsi davanti a uno schermo, esistevano passatempi capaci di tenere occupati i bambini per ore. La corda per saltare era uno dei più semplici e amati: due manici di legno, una fune abbastanza lunga e uno spazio libero nel cortile, sul marciapiede o davanti alla porta di casa.

Non servivano batterie, istruzioni complicate o costosi accessori. Bastava afferrare saldamente le impugnature, far girare la corda sopra la testa e cercare di saltarla senza inciampare. Ogni giro riuscito era una piccola vittoria, mentre ogni errore si trasformava in una risata e nell’immediato desiderio di riprovare. Quei pomeriggi sembravano non finire mai, scanditi dal rumore regolare della corda che toccava terra e dalle voci degli amici che contavano i salti ad alta voce.

Le gare improvvisate tra amici e compagni di scuola

La corda non era soltanto un passatempo individuale. Spesso diventava il centro di vere e proprie sfide organizzate sul momento: chi riusciva a saltare più a lungo, chi era capace di aumentare la velocità e chi, invece, riusciva a incrociare le braccia senza fermarsi. Non c’erano premi, ma perdere significava aspettare con impazienza il proprio turno per tentare nuovamente.

Quando la corda era abbastanza lunga, due bambini la facevano girare mentre gli altri entravano uno alla volta, cercando di seguire il ritmo. A volte si saltava accompagnando i movimenti con filastrocche, conte e canzoncine imparate a scuola o tramandate dai fratelli maggiori. Ogni quartiere aveva le proprie regole, ma lo spirito era sempre lo stesso: stare insieme, muoversi e divertirsi con ciò che si aveva.

Era un gioco apparentemente povero, ma ricchissimo di emozioni. Insegnava ad aspettare, a rispettare il turno degli altri e a non arrendersi dopo una caduta. Nessuno pensava di stare facendo esercizio fisico: si correva, si saltava e si rideva soltanto per il piacere di giocare.

Quei manici di legno che oggi profumano di nostalgia

Osservare una vecchia corda con i manici consumati significa ritrovare una parte dell’infanzia che sembrava dimenticata. Il legno portava spesso i segni delle cadute e dell’uso quotidiano, mentre la fune diventava con il tempo più ruvida, annodata o scolorita. Eppure, finché riusciva ancora a girare, nessuno pensava di sostituirla con un modello nuovo.

La corda veniva lasciata in un cassetto, in garage, dentro una cesta di giocattoli oppure appesa a un chiodo. Dopo i compiti, bastava recuperarla e chiamare gli amici. Le giornate trascorrevano all’aperto, tra ginocchia sbucciate, merende preparate in casa e richiami delle mamme dalle finestre quando arrivava l’ora di rientrare.

Oggi i bambini hanno a disposizione giochi tecnologicamente avanzati e un intrattenimento praticamente infinito. Eppure, guardando questi oggetti, torna alla mente una domanda inevitabile: eravamo forse più felici quando avevamo meno? La risposta appartiene ai ricordi di ciascuno, ma è difficile negare che quei divertimenti semplici riuscissero a trasformare un normale pomeriggio in qualcosa di speciale.

Una curiosità sulla corda per saltare

La corda per saltare non è rimasta soltanto un gioco dell’infanzia. Nel tempo è diventata anche uno strumento utilizzato nell’allenamento sportivo, in particolare da pugili e atleti, perché aiuta a migliorare coordinazione, ritmo, agilità e resistenza. Quello che da bambini sembrava soltanto un modo per divertirsi era, senza saperlo, anche un esercizio completo.

Esistono inoltre numerose varianti del salto, da quello a piedi uniti fino agli incroci e ai doppi passaggi della corda sotto i piedi. Nelle versioni di gruppo, la più conosciuta è il Double Dutch, praticato facendo girare contemporaneamente due corde in direzioni opposte.

Ma per chi è cresciuto tra gli anni Sessanta, Settanta, Ottanta e Novanta, tutto questo conta relativamente. Quella corda rimane soprattutto il simbolo di un’infanzia vissuta all’aperto, quando un paio di manici di legno e un gruppo di amici erano sufficienti per riempire di gioia un intero pomeriggio.

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