Il gioco degli anelli: quando bastava così poco per divertirsi davvero
Il gioco degli anelli ci riporta all’infanzia di una volta, quando bastavano pochi gettoni e un po’ di abilità per vivere ore di allegria.
Quegli anelli colorati che sembravano un tesoro
Chi li riconosce al primo sguardo probabilmente ha appena fatto un piccolo viaggio indietro nel tempo. Gli anelli colorati da lanciare sui pioli appartengono a quella famiglia di giochi semplicissimi che un tempo riuscivano a catturare l'attenzione dei bambini molto più di quanto oggi si possa immaginare. Niente schermi, batterie o connessioni: c'erano un bersaglio, qualche anello e la voglia di fare centro. Si prendeva la mira, si dosava la forza e si lanciava, sperando di vedere l'anello infilarsi perfettamente sul piolo. Una soddisfazione piccola, forse, ma che allora sembrava enorme. E subito dopo arrivava inevitabilmente la frase: «Ancora una volta!».
Quando una sfida tra amici poteva durare un pomeriggio intero
Il bello di questi giochi era soprattutto stare insieme. Ogni bambino aveva la propria tecnica, qualcuno lanciava da vicino per andare sul sicuro, qualcun altro arretrava per dimostrare di essere il più bravo. Bastava inventare qualche regola e una semplice partita poteva trasformarsi in un torneo interminabile. I punti riportati sugli anelli o associati ai diversi bersagli aggiungevano quel pizzico di competizione che rendeva tutto più appassionante. Non servivano premi importanti: vincere significava soprattutto potersi vantare con gli amici fino alla partita successiva. Erano giochi che allenavano inconsapevolmente mira e coordinazione, ma soprattutto insegnavano ad aspettare il proprio turno, perdere, riprovare e divertirsi insieme.
Un’infanzia fatta di giochi semplici e tanta fantasia
Guardare oggi un oggetto come questo fa inevitabilmente pensare a quanto sia cambiato il modo di giocare. Tra gli anni ’60, ’70 e ’80, l'intrattenimento dei più piccoli era popolato da costruzioni, biglie, trottole, figurine, soldatini, bambole e giochi di abilità. Gli oggetti erano spesso elementari, ma proprio per questo lasciavano molto spazio alla fantasia. Non era il giocattolo a decidere tutto ciò che doveva accadere: erano i bambini a inventare il resto. Le regole potevano cambiare da una partita all'altra e persino un pavimento, un tavolo o un cortile diventavano il terreno di una nuova sfida. Forse è proprio questo che rende certe immagini così nostalgiche: non ricordiamo solamente il gioco, ma i pomeriggi, gli amici, le risate e quella meravigliosa sensazione di avere tutto il tempo del mondo.
Una curiosità: il lancio degli anelli è molto più antico di quanto sembri
Il principio alla base di questo giocattolo ha in realtà origini molto più lontane. I giochi nei quali bisogna lanciare un anello verso un piolo o un bersaglio esistono infatti da secoli e hanno avuto numerose varianti popolari in diversi Paesi. In area anglosassone è celebre il ring toss, mentre un gioco tradizionale imparentato con lo stesso concetto è il quoits, praticato in varie forme già molto prima dell'arrivo dei moderni giocattoli in plastica. Con il Novecento quell'idea semplicissima venne trasformata anche in giochi destinati ai bambini, utilizzando anelli leggeri, colori vivaci e sistemi di punteggio. Cambiavano materiali e confezioni, ma il divertimento rimaneva sempre lo stesso: prendere la mira e sperare nel lancio perfetto. Ed è incredibile pensare che un gesto così semplice sia riuscito a divertire generazioni di bambini.