Il robot da cucina arancione: quanti lo ricordano ancora in casa?
Quel robot da cucina arancione riporta subito agli anni ’70, tra mobili in formica, ricette di famiglia e piccoli elettrodomestici eterni.
Quando questo strano aggeggio sembrava una rivoluzione in cucina
A guardarlo oggi può sembrare quasi misterioso, con quella plastica arancione così tipica degli anni Settanta, il grande recipiente, la lama e i vari componenti da montare e smontare. Eppure apparecchi di questo genere rappresentarono una piccola rivoluzione nelle cucine di tante famiglie. Erano i primi robot e tritatutto elettrici pensati per rendere più rapide operazioni che fino a pochi anni prima venivano eseguite quasi esclusivamente a mano. Tritare, sminuzzare e preparare gli ingredienti diventava improvvisamente più semplice, anche se bisognava imparare quale pezzo utilizzare e soprattutto ricordarsi come rimontare tutto dopo averlo lavato. Per molti bambini dell'epoca rimaneva soprattutto un oggetto curioso da osservare mentre mamma o nonna preparavano il pranzo della domenica.
Quel colore arancione che negli anni ’70 era praticamente ovunque
C'è un particolare capace di far scattare immediatamente la nostalgia: il colore. Arancione, marrone, verde avocado, giallo senape: erano tonalità che invadevano letteralmente le case degli anni Settanta. Le ritrovavamo sulle sedie, nei contenitori della cucina, sulle piastrelle, negli elettrodomestici e persino sulle carte da parati. Un robot da cucina arancione, quindi, non appariva affatto stravagante. Al contrario, si inseriva perfettamente nelle cucine di allora, magari accanto a un frigorifero dalle forme squadrate, a una tovaglia di plastica decorata e ai mobili in formica. Basta osservare questa fotografia per ricordare un'estetica domestica che oggi è diventata vintage, ma che all'epoca rappresentava semplicemente la modernità.
Gli elettrodomestici che sembravano non rompersi mai
Chi ha vissuto quegli anni probabilmente ricorda anche un'altra caratteristica: questi piccoli elettrodomestici restavano in famiglia per moltissimo tempo. Non era insolito utilizzare per anni lo stesso frullatore, macinacaffè, tritatutto o sbattitore. Quando qualcosa smetteva di funzionare, prima di pensare alla sostituzione si cercava qualcuno capace di ripararlo. E poi c'erano gli accessori: lame, recipienti, coperchi e componenti che finivano ordinatamente dentro un mobile della cucina e che, misteriosamente, riuscivano a sopravvivere per decenni. Alcuni di questi apparecchi sono ancora oggi nelle credenze delle nostre madri e delle nostre nonne. Magari non vengono più utilizzati, ma nessuno trova il coraggio di buttarli, perché ormai sono diventati piccoli pezzi della storia della famiglia.
La curiosità: i primi robot Moulinex avevano persino nomi di donna
Dietro questi apparecchi c'è anche una curiosità autenticamente rétro. Moulinex racconta nella propria storia aziendale che il suo primo robot da cucina si chiamava “Robot-Charlotte”, nome scelto in onore di una delle segretarie del fondatore Jean Mantelet. In seguito arrivarono altri modelli dai nomi oggi decisamente insoliti, come Robot-Marie, Robot-Jeannette e Robot-Marinette. Negli anni Sessanta e Settanta i piccoli elettrodomestici stavano infatti entrando sempre più diffusamente nella vita quotidiana e promettevano di ridurre il tempo necessario per molti lavori in cucina. Guardando oggi un apparecchio arancione come quello della fotografia, quindi, non vediamo soltanto uno strano oggetto del passato: vediamo uno dei simboli di quando l'elettricità cominciò davvero a cambiare le abitudini quotidiane nelle nostre cucine.