Quando l’astuccio di stoffa custodiva penne, matite e mille ricordi
L’astuccio di stoffa con la cerniera riporta sui banchi di scuola di una volta, tra penne, matite, gomme e piccoli ricordi d’infanzia.
Quell’astuccio che ogni mattina finiva dentro la cartella
Chi è andato a scuola qualche decennio fa potrebbe riconoscerli immediatamente. Erano i classici astucci di stoffa con chiusura a cerniera, semplicissimi rispetto ai modelli pieni di scomparti che sarebbero diventati comuni negli anni successivi. Dentro trovava posto tutto il necessario per affrontare una mattinata sui banchi: penne, matite, gomma, temperino e magari qualche pastello. Non servivano tre piani, elastici per ogni colore o accessori coordinati. Si apriva la cerniera, si cercava quello che serviva e spesso, inevitabilmente, bisognava rovistare fino in fondo. Erano oggetti quotidiani ai quali allora prestavamo pochissima attenzione e che oggi, invece, riescono a riportare alla mente un intero periodo della nostra infanzia.
La fantasia scozzese e quel profumo inconfondibile di scuola
La stoffa a quadri di questi astucci era una fantasia molto familiare e si accompagnava perfettamente alle cartelle rigide, ai quaderni, ai diari e ai grembiuli di quegli anni. Ma i ricordi non sono soltanto visivi. Chiudendo gli occhi sembra quasi di ritrovare l’odore della gomma da cancellare, del legno appena temperato e dell’inchiostro delle penne. Dentro l’astuccio finivano anche piccoli tesori: un bigliettino ricevuto dal compagno di banco, una figurina, una monetina o una matita diventata talmente corta da essere quasi impossibile da impugnare. Ogni astuccio, dopo qualche mese, finiva così per raccontare qualcosa del suo proprietario.
Quando le cose di scuola dovevano durare il più possibile
C’era poi una differenza importante rispetto a oggi: il materiale scolastico veniva spesso utilizzato fino alla fine. Una matita non si cambiava perché era diventata vecchia, ma quando ormai non si riusciva quasi più a temperarla. Una penna accompagnava intere pagine di quaderno e l’astuccio poteva durare diversi anni scolastici. Se la cerniera cominciava a fare i capricci, si provava ad aggiustarla; se la stoffa si macchiava d’inchiostro, quella macchia rimaneva lì come una specie di cicatrice. Forse è proprio per questo che certi oggetti apparentemente insignificanti sono rimasti così impressi nella memoria: ci accompagnavano ogni giorno e invecchiavano insieme a noi.
Una curiosità: prima degli astucci a più piani c’erano i modelli “a bustina”
Gli astucci scolastici non sono sempre stati quelli rigidi e organizzati che molti ricordano dagli anni Ottanta e Novanta. Per lungo tempo furono diffusissimi i modelli morbidi “a bustina”, costituiti essenzialmente da un involucro di stoffa e una cerniera, proprio come quelli mostrati nell’immagine. Il grande vantaggio era la semplicità: occupavano poco spazio ed erano economici e resistenti. Con il tempo si diffusero sempre di più gli astucci strutturati, con elastici, scomparti e corredi completi di colori e strumenti da disegno. E così quella piccola bustina scozzese è lentamente scomparsa dai banchi, trasformandosi in uno di quegli oggetti capaci di far esclamare, appena lo si rivede: “Io ce l’avevo!”.