Il gioco dell'elastico con le mani: chi ricorda queste figure?

Ricordi il gioco dell'elastico con le mani? Un viaggio nell'infanzia degli anni 60, 70 e 80, tra giochi semplici, amicizie e pomeriggi felici.

23 ottobre 2026 09:25
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Quando bastava un filo tra le dita per divertirsi per ore

C'è stato un tempo in cui per divertirsi non servivano giocattoli costosi, videogiochi o telefoni cellulari. Bastava un semplice filo, uno spago oppure un elastico abbastanza lungo da intrecciare tra le dita, e il divertimento era assicurato. Chi è cresciuto negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta probabilmente ricorda ancora questo passatempo, conosciuto in molte zone come gioco del filo, gioco dello spago o ripiglino. Si cominciava sistemando il filo tra le mani, formando una figura geometrica, e poi si chiedeva a un amico di prenderlo con le dita per trasformarlo in un nuovo intreccio. Sembrava una cosa semplicissima, ma bastava un movimento sbagliato per far sparire tutto. E allora si ricominciava, tra risate, piccoli dispetti e tentativi sempre più complicati. Era uno di quei giochi che non costavano praticamente nulla, ma riuscivano a regalare interi pomeriggi di felicità. Guardando questa immagine, sembra quasi di rivedere quelle mani attente, gli occhi concentrati e la soddisfazione di riuscire finalmente a realizzare una figura difficile.

Le sfide tra amici e quelle figure che sembravano impossibili

Il bello di questo gioco era che non bastava conoscere i movimenti: bisognava avere pazienza, memoria e una buona coordinazione delle dita. Si giocava in due, spesso seduti uno di fronte all'altro, cercando di trasformare l'intreccio senza far cadere il filo. Ogni passaggio poteva dare vita a una figura diversa, fatta di triangoli, incroci e linee che sembravano disegnate nell'aria. Alcuni bambini erano diventati così bravi da eseguire i movimenti quasi senza guardare, mentre altri rimanevano incantati a osservare quelle trasformazioni. C'era sempre l'amico che conosceva un passaggio segreto e quello che, invece, faceva aggrovigliare tutto al primo tentativo. Non esistevano tutorial da cercare su Internet: le regole si imparavano osservando i compagni più esperti, provando e riprovando fino a riuscirci. Era anche questo il fascino dei giochi di una volta: le conoscenze passavano da bambino a bambino, nei cortili, durante la ricreazione, sui gradini di casa o nei lunghi pomeriggi estivi trascorsi all'aperto.

Un'infanzia fatta di giochi semplici e tanta fantasia

Ripensare al gioco del filo significa tornare a un'epoca in cui la fantasia riusciva a trasformare gli oggetti più comuni in occasioni di divertimento. Una corda diventava uno strumento per saltare, un gessetto serviva per disegnare la campana sull'asfalto, cinque sassolini potevano trasformarsi in una sfida e un semplice filo tra le mani diventava un piccolo spettacolo. Erano anni in cui i bambini trascorrevano molto tempo insieme, inventando continuamente qualcosa da fare. Non c'erano notifiche a interrompere il gioco e nessuno aveva fretta di passare all'attività successiva. Si continuava finché non arrivava l'ora di cena o finché una mamma non chiamava dalla finestra. E proprio questi momenti, apparentemente insignificanti, sono diventati alcuni dei ricordi più preziosi dell'infanzia. Oggi può sembrare incredibile che un passatempo tanto elementare riuscisse a coinvolgere così tanto, ma chi lo ha vissuto sa bene che il segreto non era il filo in sé. Era il piacere di stare insieme, di imparare qualcosa dagli altri e di ridere anche quando le cose non riuscivano. Forse è proprio questa semplicità che rende così nostalgica un'immagine come questa.

Una curiosità: questo gioco esiste da secoli ed è diffuso in tutto il mondo

Una curiosità che molti non conoscono è che il gioco del filo non è affatto un'invenzione degli anni Sessanta o Settanta. Si tratta di un passatempo antichissimo, documentato presso numerose popolazioni del mondo, dall'Artico all'Oceania. In inglese è conosciuto come cat's cradle, mentre in Italia uno dei nomi più diffusi è ripiglino, anche se le denominazioni cambiano da regione a regione. Le figure realizzate con il filo sono state studiate persino dagli antropologi, perché in alcune culture rappresentavano animali, oggetti, elementi della natura o racconti tramandati attraverso le generazioni. Già all'inizio del Novecento furono pubblicati studi dedicati alle diverse tecniche di intreccio e alle loro origini culturali. Quello che per tanti bambini italiani era soltanto un divertimento durante la ricreazione appartiene, quindi, a una tradizione molto più antica e universale. Ed è sorprendente pensare che, in luoghi lontanissimi tra loro, generazioni di bambini abbiano provato la stessa soddisfazione nel trasformare un semplice filo in una figura complicata. Oggi questo gioco è molto meno presente nella vita quotidiana, ma basta rivedere una fotografia per risvegliare un ricordo. E voi, riuscireste ancora a fare quelle figure con le mani oppure avete dimenticato tutti i passaggi?

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