Trieste, 1975: Quel giorno in cui la storia cambiò per sempre. Lo ricordi?

l 10 novembre 1975, Italia e Jugoslavia firmarono il Trattato di Osimo, chiudendo una pagina complessa della storia europea. Scopri come questo accordo ha cambiato il destino di Trieste e delle sue genti.

A cura di Paolo Privitera
27 marzo 2025 16:00
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Trieste è sempre stata un crocevia di culture, lingue e popoli. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la città e il suo territorio divennero un punto di contesa tra Italia e Jugoslavia. Nel 1947, il Territorio Libero di Trieste fu creato come soluzione temporanea, diviso in due zone: la Zona A, amministrata dagli Alleati, e la Zona B, sotto controllo jugoslavo. Per quasi trent’anni, Trieste visse in una sorta di limbo, con tensioni politiche e identitarie che segnarono profondamente la sua gente.

Il contesto storico del Trattato di Osimo

Gli anni ’70 furono un periodo di distensione tra Est e Ovest, e il Trattato di Osimo si inserì in questo clima di dialogo. Il 10 novembre 1975, nella piccola città di Osimo, nelle Marche, Italia e Jugoslavia firmarono l’accordo che definiva i confini tra i due Paesi, riconoscendo ufficialmente l’appartenenza della Zona A all’Italia e della Zona B alla Jugoslavia (oggi Slovenia e Croazia). Fu un momento storico, che chiuse una lunga disputa e segnò la fine del Territorio Libero di Trieste.

Le reazioni della popolazione

Per molti triestini, il Trattato di Osimo fu un momento di sollievo, ma anche di malinconia. Da un lato, portava stabilità e chiarezza dopo decenni di incertezza. Dall’altro, significava il riconoscimento definitivo della perdita di territori a cui molti erano legati affettivamente e culturalmente. Le comunità italiane della Zona B, in particolare, si sentirono abbandonate, e ancora oggi il trattato è ricordato con un misto di orgoglio e rimpianto.

L’eredità del Trattato di Osimo

Il Trattato di Osimo non fu solo un accordo diplomatico: fu un simbolo di riconciliazione. Segnò la fine di una lunga disputa e aprì la strada a una nuova era di collaborazione tra Italia e Jugoslavia. Oggi, a quasi 50 anni dalla firma, Trieste è una città multiculturale e dinamica, che guarda al futuro senza dimenticare il suo passato. Il trattato ci ricorda che anche le divisioni più profonde possono essere superate attraverso il dialogo e il rispetto reciproco.

Perché il Trattato di Osimo ci commuove ancora oggi?

Perché parla di identità, di radici, di appartenenza. Ci ricorda che i confini non sono solo linee su una mappa, ma storie di persone, di famiglie, di comunità. E che, anche nelle situazioni più complesse, è possibile trovare una soluzione che rispetti la dignità di tutti.

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