Quando la musica italiana cambiò tono: 'Il nostro concerto' di Umberto Bindi

Negli anni '60 Umberto Bindi rivoluziona la musica leggera italiana con "Il nostro concerto", brano che stupisce per la modernità degli arrangiamenti orchestrali.

A cura di Paolo Privitera
03 luglio 2025 16:00
Quando la musica italiana cambiò tono: 'Il nostro concerto' di Umberto Bindi -
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Un brano che anticipa i tempi

Nel cuore degli anni '60, l'Italia attraversava una fase di grande fermento musicale. Tra le voci più raffinate del periodo spicca quella di Umberto Bindi, cantautore genovese dalla sensibilità melodica unica. Con la sua canzone "Il nostro concerto", presentata nel 1960, Bindi propose un nuovo modo di intendere la canzone italiana.

Melodia e arrangiamenti da brividi

Quello che colpì subito di "Il nostro concerto" fu l'arrangiamento orchestrale: grandioso, sinfonico, ricco di pathos. Non era comune all'epoca ascoltare un brano pop con una struttura musicale tanto elaborata e solenne. Il pezzo si apriva con una melodia lenta e struggente, per poi esplodere in un crescendo orchestrale che ricordava le grandi colonne sonore cinematografiche.

La firma inconfondibile di Umberto Bindi

Bindi, noto per la sua eleganza compositiva, riuscì a combinare l'intimismo del testo con una base musicale di straordinaria potenza emotiva. La sua voce dolce e misurata era il veicolo perfetto per trasmettere il senso di nostalgia e amore perduto che permea il brano.

L'influenza sul panorama musicale italiano

"Il nostro concerto" non fu solo un successo di pubblico, ma anche un punto di svolta: ispirò molti altri artisti a osare di più negli arrangiamenti, ad abbandonare le strutture semplici delle canzoni dell’epoca e a sperimentare con nuove forme espressive. La canzone aprì le porte alla cosiddetta "scuola genovese", di cui Bindi fu uno dei fondatori insieme a Tenco, Paoli e De André.

Una curiosità orchestrale che pochi conoscono

Forse non tutti sanno che l’arrangiamento di "Il nostro concerto" fu affidato a un giovane e talentuoso Ennio Morricone, che collaborò non accreditato al progetto. La sua influenza si percepisce nelle progressioni armoniche e nei dettagli sinfonici, che anticipano alcune scelte stilistiche che Morricone adotterà poi nelle sue colonne sonore più celebri. Un legame nascosto tra due giganti della musica italiana, uniti da un brano indimenticabile.

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