Quando le porte di casa avevano il vetro lavorato: un dettaglio che raccontava una vita intera

Le porte con vetro lavorato erano un simbolo delle case di un tempo: luce, discrezione e ricordi di famiglie tra anni ’60 e ’90.

21 gennaio 2026 09:30
Quando le porte di casa avevano il vetro lavorato: un dettaglio che raccontava una vita intera -
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Un dettaglio che oggi sembra scomparso

Chi è cresciuto tra gli anni ’60, ’70, ’80 e ’90 lo ricorda benissimo: la porta di casa con il vetro lavorato, spesso opaco, martellato o decorato con motivi geometrici. Non era una scelta casuale, ma una presenza quasi obbligata nelle abitazioni di quell’epoca.
Quella porta separava la cucina dal corridoio, il salotto dall’ingresso, ma lasciava passare la luce, creando un’atmosfera calda e accogliente. Bastava uno sguardo per capire che dietro quel vetro c’era una casa vissuta, fatta di rumori familiari, voci, pentole sul fuoco e passi che andavano e venivano.

La luce come cuore della casa

In molte abitazioni di una volta, soprattutto nei palazzi costruiti nel dopoguerra, la luce naturale era un bene prezioso. Per questo le porte con vetro lavorato avevano una funzione precisa: far entrare la luce senza rinunciare alla privacy.
Quel vetro non permetteva di vedere chiaramente chi c’era dall’altra parte, ma lasciava intuire una presenza, un movimento, una vita che scorreva. Era il riflesso di un modo di abitare più lento e più umano, in cui ogni stanza aveva un ruolo e ogni passaggio aveva un significato.

Una curiosità che racconta un’epoca

Pochi sanno che il vetro lavorato più diffuso nelle porte interne italiane era spesso vetro stampato industriale, prodotto in grandi quantità a partire dagli anni ’50. Veniva scelto non solo per l’estetica, ma anche perché nascondeva le imperfezioni, era più resistente agli urti e costava meno del vetro liscio.
Questo lo rese accessibile a tutte le famiglie, trasformandolo in un vero e proprio simbolo delle case popolari e della piccola borghesia italiana. Un dettaglio semplice, ma carico di significato sociale e culturale.

Ricordi che riaffiorano guardando una porta

Oggi quelle porte vengono spesso sostituite da modelli moderni, minimalisti, tutti uguali. Ma chi le ha vissute sa che non erano solo porte. Erano testimoni silenziose di pranzi in famiglia, di discussioni, di risate, di silenzi serali davanti alla televisione.
Rivederne una oggi significa tornare bambini, rivedere i nonni seduti a tavola, sentire l’odore del caffè, aspettare che qualcuno aprisse quella porta per entrare in cucina. Sono ricordi semplici, ma potentissimi, che raccontano un’Italia fatta di case vere e di vite autentiche.

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