Gli animaletti di plastica: quando bastava poco per inventare mondi interi
Gli animaletti di plastica anni ’60 ’70 ’80: piccoli, colorati, collezionati e amati. Un ricordo che sa di vera infanzia.
Piccoli, economici, ma capaci di farci sognare
Chi è cresciuto tra gli anni ’60, ’70, ’80 e anche nei primi ’90 li ricorda benissimo: gli animaletti di plastica, piccoli, colorati, spesso venduti nei sacchetti trasparenti o trovati nelle bancarelle dei mercati. Non avevano batterie, non facevano rumore, non si muovevano da soli. Eppure erano capaci di farci viaggiare con la fantasia come pochi altri giochi.
Leoni, giraffe, orsi, canguri, cervi, elefanti… ognuno aveva un ruolo preciso nelle nostre storie inventate. Bastava stenderli sul pavimento e in pochi minuti la stanza diventava una savana africana, una foresta, uno zoo o una fattoria.
Il piacere di collezionarli uno ad uno
Non era solo gioco: era anche collezione. Si cercava l’animale più raro, quello diverso dagli altri, quello con la posa particolare. Si scambiavano tra amici, si contavano, si mettevano in fila come un piccolo esercito silenzioso.
Molti arrivavano come sorpresa nelle uova di Pasqua o nei distributori a moneta. E quando si riusciva a completare un “set”, la soddisfazione era enorme. Non importava se la plastica era leggera o se i colori non erano perfetti: per noi erano tesori veri.
Un’infanzia fatta di fantasia pura
Oggi i giochi sono elettronici, interattivi, luminosi. Ma quegli animaletti avevano qualcosa che li rendeva speciali: lasciavano tutto lo spazio alla nostra immaginazione. Non c’erano regole scritte, livelli da superare o punteggi da fare. C’eravamo solo noi, il pavimento di casa e ore intere di storie inventate.
Rivederli oggi, magari in una scatola in soffitta, significa tornare bambini per un attimo. Significa ricordare pomeriggi lunghissimi, senza fretta, senza notifiche, senza distrazioni. Solo fantasia, risate e mani sporche di plastica colorata.
Una curiosità che pochi conoscono
Forse non tutti sanno che questi animaletti iniziarono a diffondersi in Europa già negli anni ’50, ma il vero boom arrivò negli anni ’70 grazie alla produzione di massa in plastica morbida, che li rese economici e accessibili a tutte le famiglie.
Molti erano ispirati agli animali degli zoo più famosi o ai documentari naturalistici che iniziavano a passare in televisione. In un’epoca senza internet, quegli animaletti erano anche un modo per conoscere il mondo: imparavamo nomi, specie, differenze. Senza accorgercene, stavamo giocando… ma anche imparando.