L’infanzia dalle nonne: oggetti, profumi e ricordi che non tornano più

Dalla scatola dei biscotti al centrino, la vera infanzia dalle nonne tra anni ’60 e ’90. Ricordi semplici che oggi fanno emozionare.

26 febbraio 2026 09:00
L’infanzia dalle nonne: oggetti, profumi e ricordi che non tornano più -
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La casa della nonna: un mondo a parte

Chi è cresciuto tra gli anni ’60, ’70, ’80 e ’90 lo sa bene: la casa della nonna era un universo tutto suo. Appena varcavi la porta, ti accoglieva un profumo inconfondibile di sugo, caffè e mobili di legno lucido. Sul tavolo non mancava mai il centrino lavorato all’uncinetto, perfettamente stirato, quasi intoccabile. E poi c’era lei, la nonna, con il grembiule legato in vita e quella capacità unica di farti sentire al centro del mondo.

Ogni oggetto aveva una storia: la credenza con le stoviglie “buone”, la bambola di porcellana che non si poteva toccare, il ventaglio decorato conservato come un tesoro. Tutto sembrava immobile, ma allo stesso tempo pieno di vita.

La famosa scatola dei biscotti… che non conteneva biscotti

E come dimenticare la leggendaria scatola di latta dei biscotti al burro? Quella rotonda, blu, con le immagini dei frollini in copertina. Ogni bambino sperava di trovarci dentro dolci fragranti… e invece, puntualmente, spuntavano aghi, fili colorati, bottoni spaiati e forbicine. Era quasi una legge universale.
Quella scatola è diventata un simbolo generazionale, tanto che ancora oggi è oggetto di meme e battute. Ma in realtà racconta qualcosa di più profondo: la cultura del riuso, dell’ingegno, del non buttare via nulla. Le nostre nonne trasformavano ogni cosa in qualcosa di utile.

Piccoli gesti che oggi sembrano giganti

C’erano le caramelle Rossana custodite nel cassetto “speciale”, il rosario stretto tra le dita durante il pomeriggio, la bottiglia del latte di vetro riportata al negozio. C’erano le sedie di formica in cucina, la tazzona con i fiori blu per la colazione, e quel mobile della TV che sembrava un altare domestico.
Erano dettagli semplici, ma rappresentavano un modo di vivere fatto di attenzione, lentezza e presenza. Le nonne avevano tempo: tempo per ascoltare, per raccontare storie, per insegnare senza farlo pesare. E noi, senza accorgercene, stavamo imparando valori che oggi sembrano quasi rivoluzionari.

Un’eredità che vive nei ricordi

Ripensare all’infanzia dalle nonne significa riscoprire un’Italia più lenta, più autentica, più umana. Non c’erano tablet né notifiche, ma pomeriggi interi trascorsi a giocare sul pavimento, mentre dalla cucina arrivava il rumore delle stoviglie e il profumo del ragù.
Quei ricordi non sono solo nostalgia: sono radici emotive, pezzi di identità che portiamo dentro. La casa della nonna era rifugio, sicurezza, amore silenzioso. E forse, proprio per questo, quando ci torniamo con la memoria, sentiamo un nodo alla gola e un sorriso insieme.

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