Il vecchio portamonete della nonna: quanti ricordi in quella chiusura!
Il vecchio portamonete della nonna, con la chiusura a scatto e le monete tintinnanti: un oggetto semplice che custodisce tanti ricordi.
Quel piccolo portamonete che sembrava custodire un tesoro
C'è stato un tempo in cui nelle borse delle nostre nonne e delle nostre mamme non mancava mai un piccolo portamonete di pelle, spesso scuro, consumato agli angoli e con quella caratteristica chiusura metallica che si apriva facendo un rumore inconfondibile. Bastava vederlo uscire dalla tasca del grembiule o dalla borsa della spesa per capire che stava per succedere qualcosa di bello. Forse arrivavano le monete per comprare un gelato, qualche caramella oppure il giornalino tanto desiderato. Quel piccolo oggetto, apparentemente insignificante, rappresentava per molti bambini una vera e propria cassaforte dei desideri. Non conteneva grandi ricchezze, ma poche lire custodite con attenzione, qualche spicciolo messo da parte e, soprattutto, tanti piccoli gesti d'amore. Chi ha vissuto gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta probabilmente ricorda ancora il movimento delle dita della nonna mentre cercava la moneta giusta, contando lentamente il denaro prima di richiudere tutto con un secco scatto.
Il rumore della chiusura e il tintinnio delle vecchie lire
Ci sono suoni che riescono a riportarci indietro nel tempo più di qualsiasi fotografia. Il clic metallico di questi portamonete era uno di quelli. La chiusura, realizzata con una struttura rigida in metallo, teneva al sicuro il contenuto e permetteva di aprire il borsellino con un semplice movimento delle dita. All'interno si trovavano monete da 10, 50, 100 o 200 lire, a seconda dell'epoca, spesso mischiate a piccoli biglietti piegati o a qualche ricevuta. Non esistevano pagamenti con lo smartphone e le carte di credito erano lontane dalla quotidianità di tante famiglie. Ogni acquisto richiedeva di tirare fuori il denaro, contarlo e aspettare il resto. Al mercato, dal panettiere o nella piccola bottega sotto casa, quel portamonete veniva aperto e richiuso decine di volte. Eppure, nonostante l'uso continuo, molti di questi oggetti duravano anni, talvolta decenni. La pelle diventava più morbida, il colore si scuriva e il metallo perdeva la sua lucentezza, ma quel vecchio borsellino continuava ad accompagnare fedelmente la vita di tutti i giorni.
Quando la nonna apriva il borsellino e ci regalava una felicità immensa
Forse il ricordo più bello legato a questi portamonete non riguarda il denaro, ma le mani delle persone che li utilizzavano. Mani segnate dal lavoro, dalle faccende domestiche e dagli anni, che sapevano trasformare una semplice moneta in un momento di felicità. Bastava accompagnare la nonna a fare la spesa per sperare che, prima di tornare a casa, aprisse quel piccolo borsellino e ci regalasse qualche lira. Non erano grandi somme, ma allora sembravano sufficienti per comprare il mondo intero. Una caramella, un ghiacciolo, una figurina o un piccolo giocattolo potevano rendere indimenticabile un pomeriggio. E quando il portamonete si richiudeva, sapevamo che il momento magico era finito. Oggi molti di questi oggetti sono rimasti dimenticati nei cassetti, dentro vecchie borse o tra i ricordi di famiglia. A volte basta ritrovarne uno per sentire improvvisamente la mancanza di qualcuno. Non è soltanto nostalgia per un oggetto scomparso dalla nostra quotidianità, ma per un'intera generazione di persone, per le loro abitudini, per il modo in cui amministravano ogni piccola spesa e per quell'affetto che riuscivano a dimostrare anche attraverso gesti semplicissimi.
Una curiosità: la chiusura metallica ha una storia molto più antica
Non tutti sanno che i portamonete con chiusura metallica a scatto esistevano già nell'Ottocento, molto prima di diventare oggetti familiari nelle case italiane del Novecento. Il sistema con una cornice rigida e due piccoli elementi metallici da separare o avvicinare permetteva di custodire le monete senza ricorrere a bottoni o lacci. Questa soluzione si diffuse in numerose varianti, dai borsellini più eleganti a quelli economici destinati all'uso quotidiano. La particolarità di questi portamonete era proprio la loro robustezza: se la chiusura funzionava e la pelle resisteva, potevano essere utilizzati per moltissimi anni. Alcuni venivano persino riparati anziché sostituiti, perché un oggetto ancora utilizzabile non si buttava facilmente. Ed è forse questo l'aspetto che oggi fa più riflettere. Le nostre nonne appartenevano a una generazione abituata a conservare, aggiustare e dare valore alle piccole cose. Quel portamonete consumato, che oggi qualcuno potrebbe considerare un oggetto senza importanza, racconta invece un'epoca intera. E se ne avete ancora uno in casa, provate ad aprirlo: forse quel vecchio clic riuscirà a farvi tornare bambini, anche soltanto per un istante.