I barattoli dei versi: lo strano gioco che faceva “parlare” gli animali
I barattoli sonori anni ’70: cilindri colorati che imitavano il verso degli animali. Un ricordo d’infanzia indimenticabile
Quando bastava capovolgerli per sentire una mucca “muggire”
Chi è cresciuto tra gli anni ’70 e ’80 li ricorda benissimo: piccoli cilindri colorati, con sopra disegni di mucche, galli o pecore. All’apparenza sembravano semplici barattoli di latta o plastica. Ma bastava capovolgerli lentamente… e all’improvviso si sentiva un verso.
La mucca muggiva. Il gallo cantava. La pecora belava.
Per noi bambini era pura magia. Non c’erano schermi, non c’erano batterie sofisticate: solo un oggetto semplice che riusciva a sorprenderci ogni volta.
Il segreto nascosto dentro
Il loro funzionamento era tanto semplice quanto geniale. All’interno non c’era un registratore, come molti pensavano, ma un piccolo meccanismo con una membrana e un cilindro scanalato che, muovendosi con l’aria quando il barattolo veniva capovolto, riproduceva un suono simile al verso dell’animale.
Una soluzione meccanica, economica e resistente, perfetta per le mani dei bambini. Ed è proprio questa semplicità che li ha resi così popolari nelle case italiane, negli asili e nelle scuole elementari.
Un gioco educativo prima che diventasse di moda
Oggi li chiameremmo “giochi sensoriali” o “didattici”, ma allora erano semplicemente un passatempo intelligente. Servivano a insegnare ai più piccoli a riconoscere gli animali e i loro versi, stimolando curiosità e immaginazione.
Erano spesso decorati con scene di campagna, fattorie colorate e personaggi sorridenti. Bastava averne uno in mano per inventare storie intere. E quando ne avevi più di uno, iniziava la sinfonia della fattoria in salotto.
Un ricordo che profuma di infanzia
Oggi quei barattoli si trovano nei mercatini dell’usato o nelle soffitte impolverate. Ma per chi li ha vissuti restano un simbolo di un’infanzia più semplice, fatta di giochi concreti, rumorosi e condivisi.
Erano oggetti strani, sì. Ma erano anche capaci di farci ridere, stupire e imparare allo stesso tempo. E forse è proprio questo il motivo per cui, rivedendoli oggi, scatta subito quella sensazione calda e nostalgica che ci riporta indietro di decenni.