Il vecchio accendino metallico: quando anche accendere una sigaretta era un rito
Il vecchio accendino metallico: pesante, eterno, sempre in tasca. Un oggetto simbolo di un’epoca che non c’è più.
Un oggetto che diceva molto di chi lo possedeva
Oggi accendere una sigaretta è un gesto automatico, quasi invisibile. Ma un tempo non era così. Il vecchio accendino metallico, spesso cromato o zigrinato, era molto più di un semplice oggetto: era un segno distintivo, qualcosa che raccontava chi eri ancora prima di parlare. Pesante, solido, freddo al tatto, dava la sensazione di avere tra le mani qualcosa destinato a durare nel tempo.
Non era raro vederlo passare di mano in mano, soprattutto nei bar o davanti a un caffè, accompagnando conversazioni lente e sguardi carichi di significato.
Il suono e l’odore che non si dimenticano
Chi lo ha usato davvero ricorda perfettamente il clic secco dell’apertura, il rumore della rotella che sfregava e la fiamma che si accendeva dopo uno o due tentativi. C’era anche un odore preciso, inconfondibile: quello della benzina per accendini, che impregnava le dita e restava nell’aria.
Accendere non era mai un gesto distratto: richiedeva attenzione, calma, a volte pazienza. Era un piccolo rituale quotidiano che faceva parte della vita di tutti i giorni, soprattutto negli anni ’60, ’70 e ’80.
Un simbolo di un tempo più lento
Rivedere oggi un vecchio accendino metallico significa tornare a un’epoca in cui gli oggetti avevano un peso, fisico ed emotivo. Era il tempo delle tasche piene, delle mani che sapevano cosa stavano toccando, dei gesti ripetuti con calma.
Non era solo uno strumento per fumare: era un compagno silenzioso di giornate di lavoro, chiacchierate infinite, pause davanti a un caffè. Un oggetto semplice che oggi racconta molto più di quanto sembri.